mercoledì 13 aprile 2016

Intervista a Elisabetta Nobili Setnikar autrice di “ Lettera a una mamma appena nata” - Alberto Zuccalà



 “ Lettera a una mamma appena nata” di Elisabetta Nobili Setnikar

 Sinossi
Preparto e puerperio sono due momenti particolari nella vita di una donna; sono un guado cruciale.
La mamma appena nata spesso è incerta; può non riconoscersi nella nuova veste, sentirsi sola, essere schiacciata dalle ansie, dai sensi d’inadeguatezza e di colpa; annaspa alla ricerca di un nuovo equilibrio, indispensabile a lei e al suo bambino; non riesce a dedicarsi a se stessa, a imporsi soste, ad ascoltarsi, ad amarsi e capirsi.
Nonostante le innumerevoli possibilità d'informazione che oggi abbiamo, quando noi donne ci ritroviamo a diventare mamme all'improvviso spesso ci accorgiamo che, in questo passaggio tanto cruciale della nostra vita, manchi qualcosa che ci consenta di stare bene.
Quello che manca, per esperienza vissuta, è l’abitudine al silenzio e all'ascolto dell'istinto che tutte noi abbiamo dentro, ma che da sole – a volte - non sempre riusciamo a scoprire.
Questa mia lettera è una mano tesa a tutte le neomamme che in queste pagine potranno trovare empatia, complicità, condivisione di emozioni, comprensione, conforto, rassicurazione.




E così vorresti fare lo scrittore?

Se non ti esplode dentro
a dispetto di tutto,
non farlo....
a meno che non ti venga dritto dal
cuore e dalla mente e dalla bocca
e dalle viscere,
non farlo.
se devi startene seduto per ore
a fissare lo schermo del computer
o curvo sulla
macchina da scrivere
alla ricerca delle parole,
non farlo.
se lo fai solo per soldi o per
fama,
non farlo.
se lo fai perché vuoi
delle donne nel letto,
non farlo.
se devi startene lì a
scrivere e riscrivere,
non farlo.
se è già una fatica il solo pensiero di farlo,
non farlo.
se stai cercando di scrivere come qualcun
altro,
lascia perdere.

se devi aspettare che ti esca come un
ruggito,
allora aspetta pazientemente.
se non ti esce mai come un ruggito,
fai qualcos’altro.
se prima devi leggerlo a tua moglie
o alla tua ragazza o al tuo ragazzo
o ai tuoi genitori o comunque a qualcuno,
non sei pronto.

non essere come tanti scrittori,
non essere come tutte quelle migliaia di
persone che si definiscono scrittori,
non essere monotono o noioso e
pretenzioso, non farti consumare dall’auto-
compiacimento.
le biblioteche del mondo hanno
sbadigliato
fino ad addormentarsi
per tipi come te.
non aggiungerti a loro.
non farlo.
a meno che non ti esca
dall’anima come un razzo,
a meno che lo star fermo
non ti porti alla follia o
al suicidio o all’omicidio,
non farlo.
a meno che il sole dentro di te stia
bruciandoti le viscere,
non farlo.

quando sarà veramente il momento,
e se sei predestinato,
si farà da
sé e continuerà
finché tu morirai o morirà in
te.

non c’è altro modo.

e non c’è mai stato.

(Charles Bukowski)

Non mi sono mai posta il problema di capire se io fossi una vera scrittrice.
Forse non sta nemmeno a me stabilirlo.
Forse, se guardo il numero di copie dei miei libri vendute dovrei capire che non lo sono.
Forse, però, se leggo le recensioni, potrei illudermi di esserlo.
Non lo so.
Di certo c’è che “Lettera a una mamma appena nata” è “ …uscito dall’anima come un razzo….” Per dirla con le parole di questa poesia di Charles Bukowki.
Farà, questo, di me una vera scrittrice?
Ancora una volta devo dire: non lo so.

Com’è nato questo libro?

Certamente, e questo lo so, questo libro non è nato solo per assecondare la mia voglia di fare la scrittrice, ma per impulsi meno personali seppur più ambiziosi.
Una concomitanza di eventi mi ha spinto a mettere su carta, diciamo, sentimenti, emozioni, esperienze vissute intensamente per poterle regalare in modo pratico.
L’angoscia indimenticabile di un triste fatto di cronaca.
Un senso di maternità mai sopito, nonostante tre figli, una nipotina appena nata e un altro in arrivo, risvegliato dalla richiesta di conforto di un’amica neomamma. Non l’ha fatto con le parole, ma con sguardi persi, frasi interrotte dal pianto, gesti incerti.
Pensieri e considerazioni si rincorrono, mi fanno pensare, ricordare, cercare una via per essere utile a qualcuno, a un’amica come una sconosciuta.
Mi sono messa al computer e ho provato a dare una risposta a “…quell’inafferrabile malessere che muta aspetto come le nuvole e turbina come il vento” (Madame Bovary) che spesso ci troviamo a vivere noi mamma appena nasce il nostro bimbo.
Ho pescato nella mia memoria di mamma, nei miei stati d’animo di allora. Ho ripensato a ciò che provavo, a ciò che mi faceva stare bene, come a ciò che mi turbava e in cosa trovavo sollievo.
Che cosa avrei voluto in quei gironi e cosa, se fossi tornata in dietro nel tempo, avrei fatto in modo diverso e così ho scritto.


Perché scrivere tutto ciò per un’amica e non dirlo a voce?

Una lettera, come un libro, si può e si deve abbandonare se non ti fa bene quello che leggi.
Una neomamma, più di chiunque altro ha bisogno di essere circondata solo e unicamente da ciò che la fa star bene.
Le parole spesso sono macigni che lasciano segni indelebili in chi le ascolta.

L’emotività che provoca raccontare della propria maternità è sempre molto forte.
E’ difficile essere lucidi e pensare prima di tutto a chi ci ascolta piuttosto che farsi trasportare dalle emozioni dei ricordi; belli o brutti che siano, si rischia di fare danno più che dare aiuto con quello che si dice.

Da qui “ La lettera a una mamma appena nata”

L’esperienza di maternità non è recentissima.

Com’è possibile ricordare sensazioni lontane negli anni tanto vivamente da poterne scriverne in modo non romanzato o in forma di saggio?


Come saggio non lo avrei mai potuto fare perché non sono un’esperta, sono solo una mamma.
Tutto quello che ho scritto, è solo esperienza personale e non vuole essere altro che una condivisione di questa.

Molte emozioni si stemperano negli anni, ma non credo quelle legate alla maternità.
Penso siano indelebili, almeno per me è così. Possono sfumare i fatti, ma la sensazione che si è provato attimo per attimo non potranno mai lasciarci.
La memoria emotiva della maternità non credo ci sia stata data a caso.  L’ho vissuta e la vivo come parte della natura dell’essere donna.
Ora abbiamo moltissimo mezzi e possibilità d’informazione su tutti gli attimi della gravidanza, parto e puerperio, ma una volta, fino a non molti anni fa, non era così.
Partorire in casa, essere assistite dalle donne della famiglia era normale.
L’esperienza, le sensazioni, erano mantenute vive per aiutare chi partoriva dopo di noi e con il nostro aiuto.
Nel nostro attuale modo di vita questo è passato e spesso si è sole in questi momenti particolari.
Sole emotivamente.
Questa mia lettera è nata per cercare di alleviare questa solitudine se diventa un peso insopportabile.

Potremmo sintetizzare la lettera come un dialogo intimo “ da donna a donna “?

Sì, ma non solo.
I nostri pensieri una volta scritti non sono più nostri. Ci possiamo anche sorprendere nel leggerli.
Ecco, questo mi è capitato con questo libro.
Nato pensando che potesse essere “una mano sulla spalla” alle neomamme nella rilettura mi sono accorta di quanto sarebbe potuto essere utile ai neopapà.
Una delle grandi difficoltà del puerperio è far capire a chi ci sta vicina cosa proviamo in quei momenti.
Sovente non lo capiamo nemmeno noi ma abbiamo un disperato bisogno di essere comprese.
Come possiamo esserlo senza saper dire come ci sentiamo, cosa ci serve?
Le mie parole vogliono essere una spiegazione a questo desiderio di muta richiesta di comprensione.
Oltre a una “ Lettera a una mamma appena nata “ un “ Neomamma: libretto d’istruzione per l’uso “ per i papà
Troppo ambiziosa?
Sì, forse. Se si sogna, però, tanto vale farlo in grande e il mio è che almeno una mamma trovi serenità attraverso le mie parole.

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