martedì 24 febbraio 2015

Intervista a Cosimo Raviello - Alberto Zuccalà





Chi è Cosimo Raviello?
Un educatore con la passione della scrittura, nato nell'anno che dà il titolo a uno dei più famosi libri di George Orwell (1984) e che porta lo stesso nome del barone rampante di Calvino, con cui però non condivide la voglia di vivere perennemente sugli alberi.

 Quando è iniziata la sua passione per la scrittura?
Fin da ragazzino. Ho iniziato a scrivere non sapendo nemmeno perché lo stessi facendo e senza alcuna idea ovviamente che un giorno avrei pubblicato dei libri.

Ci parli della sua ultima opera intitolata “ALDIQUA”.
Aldiqua ha un protagonista molto insolito: la Morte.
Grim - questo il nome del “tristo mietitore” usato nel libro - viene licenziato, a causa di un ritardo a un appuntamento “di lavoro” e viene spedito sulla Terra, con spoglie mortali, dove si troverà ad affrontare i problemi che affliggono la nostra società. Tra le altre cose dovrà cercare un posto dove dormire e soprattutto un lavoro, cosa non facile al giorno d'oggi. La situazione si complicherà quando si innamorerà di una ragazza e cercherà in ogni modo di conquistarla. A peggiorare le cose, gli viene riferito che in giro c'è ancora il sopravvissuto, colui che sarebbe dovuto morire e che invece, per via del ritardo di Grim, è ancora vivo e vegeto. La sua presenza non prevista potrebbe creare effetti devastanti per l'intero universo e deve quindi essere trovato prima che accada l'irreparabile.
Aldiqua è un romanzo che tratta, in via ironica, le difficoltà della vita, con un occhio di riguardo ai problemi del sud Italia, toccando temi delicati come disoccupazione, precarietà, delinquenza e  raccomandazioni.


Come le è venuto in mente di trattare tematiche delicate quali politica, lavoro, integrazione razziale, amore, usando una storia che vede come protagonista la Morte?
L'idea iniziale non prevedeva che mi occupassi delle problematiche del nostro Paese. La storia era incentrata solo sulla Morte che veniva licenziata e mandata sulla Terra. Ho semplicemente cercato di rispecchiare ciò che vedevo intorno e, purtroppo, ne è venuto fuori quello che potete leggere.



Qual è il suo personaggio preferito del romanzo?
Sicuramente Malocchio, il maldestro assistente di Grim. È anche il personaggio che ha riscontrato maggior successo tra i lettori.

Il finale del libro ha diversi colpi di scena, di cui uno davvero inaspettato. Già dall'inizio aveva in mente di terminarlo così?
In linea di massima sì, anche se ho aggiunto qualche particolare in un secondo momento.

Il suo è un chiaro testo di denuncia sociale. Lei come si pone di fronte ai problemi che ci circondano? Ha un atteggiamento combattivo o arrendevole?
Nel mio piccolo provo a lottare contro il sistema, anche attraverso il miei libri.

Esistono altri libri che parlano della Morte che viene licenziata o che smette di compiere il suo lavoro? Si è ispirato a loro?
Sì, questa è una tematica usata già da altri autori, tipo Terry Pratchett e Josè Saramago. Le loro storie però sono legate da un filo comune: il fatto che nessuno muore più. Io ho cercato di evitare questa sfumatura, per non rendere il testo simile agli altri, e ho fatto in modo che Grim avesse un sostituto.

Anche i suoi lavori precedenti erano a sfondo umoristico? E quelli futuri?
Ho pubblicato un solo libro prima di questo - intitolato “Il folle viaggio di Tobia” - e sì, anche quello è a sfondo umoristico, però non trattata problemi della società, ma temi esistenziali.
Per quanto riguarda i lavori futuri in cantiere, alcuni sono divertenti, altri no.

Una citazione ironica e una seria del suo libro. 
In principio era il nulla, poi qualcosa andò storto. (Incipit)

Nella vita accadono talmente tante cose inspiegabili, che ignorarle tutte sarebbe stupido almeno quanto credere inconfutabilmente a ognuna di esse.

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