domenica 23 agosto 2015

Intervista a CLAUDIA MERAVIGLIA creative - Alberto Zuccalà



Ci racconti un po' di te?

Nata in terra di Romagna, precisamente a Cesena il 18 marzo del 1970.

Una passione, da sempre per le immagini e le parole. Strada facendo… nasce lo studio "Claudia Meraviglia creative", dove la creatività è fatta di immagini, di scatti fotografici, di fusioni grafiche digitali. Una nuova forza creativa che produce bellezza, dove le sinergie esaltano le immagini e 'profumano' l'anima degli ambienti.

Produco, sogno e creo immagini che poi applico su diversi supporti: legno, carta da parati, pannelli tridimensionali, alluminio, cemento, tele, mobili, carte speciali, destinate alla decorazione da interni. Mi emoziona creare immagini che 'dialogano' con le pareti di una casa, di un atelier, di una boutique. Spero sempre che le persone ne vengano coinvolte, catturate, contaminate.



Qual è il tuo nutrimento creativo?

Io mi nutro ogni giorno di bellezza, la catturo e la trovo ovunque. Questa è la meraviglia della mia esistenza, trovare con sensibilità, gratitudine e attenzione i dettagli ad ogni angolo. Particolari da fotografare, da fondere insieme, da applicare su materiali ed infine da appendere ai muri… ecco che qui la mia creatività sale su vette importanti, per far fuoriuscire il meglio di me stessa. Amo i muri vissuti, i colori della ruggine, le striature del legno, le imperfezioni del cemento attempato, la carta sciupata, i volti femminili che mi parlano in silenzio e gli oggetti antichi.



Le tue immagini vengono scelte per arredare interni, che effetto ti fa?

Mi lusinga molto che la mia creatività 'sposi' certe pareti, certe case, boutique o scenografie. Mi piace lasciare tracce di bellezza. C'è forza, energia e fiducia nel concetto del bello, nel senso più ampio del termine. Son sempre molto curiosa di quale opera scelga il privato o l'architetto per il proprio ambiente. Si tratta pur sempre di personalità, di carattere, di scelte. Arredare interni... suonano davvero bene queste due parole accostate!



Progetti futuri?

Adoro le collaborazioni professionali di qualità. Mi piacerebbe 'vestire' molti ambienti italiani e 'volare' anche in tanti paese esteri. Sono umile ma ambiziosa. Silenziosa e rumorosa al tempo stesso… creativamente parlando. Ambisco a preziose collaborazioni a livello nazionale ed internazionale con architetti, progettisti e interior designer. Un progetto nel cassetto, che di cassetti ne ha tanti, è dar vita una linea di mobili: madie, cassapanche, armadi, separè che parlino attraverso le mie immagini.



Claudia Meraviglia creative

Cesena - Italy

Cell. 347 9035245

https://www.facebook.com/pages/Claudia-Meraviglia-creative/665359003482410?pnref=lhc



decorazione interni - interior decoration - décoration d'intérieurs

lunedì 17 agosto 2015

Intervista ad Àlea - (Alessandra Zuccaro) - Alberto Zuccalà







Partiamo dal tuo nome e le tue origini artistiche, quando hai iniziato a interessarti alla musica?

Salve a tutti i lettori ! Io sono Àlea e da “grande” vorrei fare la cantautrice. Il mio nome d’arte è venuto fuori da una serata “pazza” di tanti anni fa con una mia amica, durante la quale avevamo deciso che dovevo obbligatoriamente avere un nome d’arte. Così ,sia per assonanza che per amore del significato abbiamo scelto questo , preso dalla celebre frase di Cesare “Alea iacta est!” , ma nel mio caso il significato prediletto non è dado bensì “sorte incerta”, perche di “tratto” nella mia vita non c’è nulla!
Credo che il mio interesse per la musica nasca ancor prima di svilupparmi nel pancione di mia madre, cioè quando ero ancora nel pensiero di mio padre. Sono figlia d’arte , mio padre era un cantautore della Roma anni ’70 ed ha conosciuto e collaborato con i più grandi, dal caro amico Rino Gaetano a De Gregori. Dunque potremmo dire che sono nata col gene della musica. I miei mi hanno cresciuta a pane e musica di qualsiasi genere, dai Pink Floid a Fabrizio De Andrè . A 2 anni cantavo “almeno tu nell’universo” e imitavo Pavarotti cantando “ che gelida manina me la lasci riscaldar!”. Insomma, la musica è sempre stata parte di me.



Raccontaci un po’ del tuo percorso artistico.

Comincia tutto con una storia triste. Una volta, quando avevo 8 anni un signore bussò alla nostra porta e ci disse che potevo partecipare allo “zecchino d’oro” . Ero felicissima, mi misi di serio impegno, imparai tutti i brani della cassetta che mi lasciò e poi scoprimmo che voleva solo vederci una collana di enciclopedie.
Ho deciso di intraprendere il mio percorso artistico relativamente tardi, ero e sono una ragazza molto insicura e non avevo il coraggio di mostrarmi ad occhi ed orecchie altrui nonostante studiassi pianoforte e canto .
Verso i vent’anni ho deciso di espormi riprendendo gli studi di canto ed ho cominciato a partecipare a concorsi e manifestazioni senza però trasformare la passione in lavoro.
Con la perdita di mia sorella ho mollato tutto: università e canto. Mi sono chiusa in casa ed ho cominciato a scrivere poesie e dipingere, solo per me stessa. Per fortuna ho degli amici meravigliosi che hanno fatto di tutto per farmi rialzare, una splendida famiglia che si fa forza dal nostro stesso abbraccio ed infine ho conosciuto una persona splendida che con il suo amore ha fatto in modo che tornassi ad amare me stessa. ì mi ritrovo oggi ad aver trasformato le mie poesie in canzoni,ad essere stata finalista in grandi festival come “conad jazz contest” dell’Umbria Jazz , il festival della canzone Italiana in Belgio,corista dell’orchestra “terra d’Otranto” nel programma Premio TV su Rai1, Rappresentate Italiana al Womex (world music expo) con Puglia sound, finalista in molti contest come “Arezzo Wave”, “salento music contest 129p.m.” ,”destinazione primo maggio Taranto” ed infine vincitrice del premio “Città della musica2015” sezione inediti.



Quali sono i tuoi punti di riferimento (cantanti o band a cui si ispira)?

Il primo è sicuramente mio padre , il mio cantautore preferito.
Ho delle muse ispiratrici che sono le voci più grandi del jazz e del soul come Ella Fitzgerald , Nina Simone, Etta James, Sarah Vaughan e Dinah Washington. Ho anche degli Eroi, ma sono fondamentalmente una femminista! Ma ,ad onor del vero, la mia più alta musa ispiratrice è Elisabetta Guido, che oltre ad essere una grande jazzista italiana, è l’insegnante migliore del mondo, pronta a donarti i consigli migliori dati dalla sua esperienza ed una tecnica ineccepibile, il tutto con la dolcezza di una madre, il sorriso di una amica e la serietà di una grande professionista.








Raggiungere un proprio stile, genere e identità, quanto è importante per un musicista?

Più che importante credo sia NATURALE. Nel senso che uno stile non lo ricerchi. Puoi sicuramente scegliere un genere musicale preferito da ascoltare e da riprodurre ma quando si fa musica propria lo stile viene da se. E’ sicuramente il risultato degli ascolti fatti in tutta una vita che si uniscono a quello che hai dentro. Tutta questione di groove, fantasia e sentimento: li unisci e viene fuori la tua identità.
Quando mi chiedono che stile faccio, ancora non so dare bene una risposta, risponderei : il mio! Semplicemente scrivo ciò che provo e musico le mie parole. Ma si dice che io faccia pop-jazz, e la cosa non mi dispiace affatto. Ho scritto brani che spaziavano negli stili nella mia testa ma quando poi mi mettevo sulla tastiera ritornavo spontaneamente ad un certo tipo di sound. Ma non bisogna mai smettere di sperimentarsi.



Cosa ispira i tuoi brani?

Nelle mie canzoni c’è tutta me stessa. I due binari base sono la sofferenza e l’allegria , le due antitesi cardine della mia vita. Da questo sistema binario poi si scaturisce tutto il resto, in ogni ambito, nel mio modo di vedere le cose. Che sia un Giglio di mare ad ispirarmi, un dipinto, una notizia al tg, l’inquinamento, un luogo, una storia che mi è stata raccontata e soprattutto quello “spleen” baudelairiano che affligge un po’ tutta la mia generazione. Tutto può essere ispirazione in un momento, io lo faccio mio e racconto a mio modo quell’ispirazione. Poi non abbandono mai però quella leggerezza che ci fa sorridere e ci fa stare bene per non pensare alle cose brutte almeno per 4 minuti della nostra giornata come ad esempio il mio brano “Motivetto”.



Quindi puoi dire a tutti gli effetti ora che la tua passione è diventata il tuo lavoro?

No, non credo lo dirò mai, un po’ per scaramanzia ed un po’ perché forse non è proprio così. Una cosa è certa però: grazie alla mia passione per la musica posso soddisfare un'altra mia grande passione che è quella per il viaggio.
Io amo viaggiare e poter conosce e vivere luoghi e culture nuove,mi fa sentire arricchita nell’anima e poi l’emozione che può darti il fotografare con i propri occhi, non la darà nemmeno la migliore foto ; preferisco vivere e non restare a guardare!
Così , grazie alla musica ,mi sono potuta spostare un po’, come dicevo prima, ed ho potuto visitare luoghi come il Belgio,l’ Olanda la, la Spagna , addentrandomi in città magiche come Santiago , scoprire piazze e borghi che forse non avrei mai pensato di poter conoscere. Insomma mi sento di sicuro arricchita di esperienze e questo ci fa sentire vivi








Cosa ne pensano i tuoi amici e familiari della tua scelta di intraprendere questa strada?

Sono stata fortunatissima in questo e crescendo mi rendo sempre di più conto di quanto io lo sia. Proprio in questi giorni mi è capitata una cosa simpatica: è uscito un articolo su di me, scritto proprio da una mia amica/parente giornalista che mi sostiene , e sia mia madre che le mie amiche, leggendolo, mi hanno detto “apperò! Hai davvero fatto tutte queste cose?”. La cosa ci ha fatto molto ridere.
Il sostegno di amici e familiari per me è fondamentale, senza di esso non avrei sicuramente fatto tutto quello che c’era scritto in quell’articolo ed atro. In primis i miei genitori , che non mi danno solo la carica e l’appoggio per continuare a credere in quello che faccio ma sono parte integrante del lavoro, aiutandomi ad organizzare i concerti e a fare pubblicità. Ho scoperto in loro una mente imprenditoriale geniale, oltre ovviamente all’amore che solo un genitore può darti nei momenti belli e brutti,anche a costo di mettere da parte se stessi. E poi credo che avere un padre che ti dice di essere orgoglioso di te o una madre che ha gli occhi che brillano quando parla di te, possa essere definito con la parola “felicità”.
Gli amici poi sono la seconda famiglia, quella che ci scegliamo, e la mia seconda famiglia è composta da cantanti che non conoscono la parola” rivalità” ma solo amore e sostegno,da musicisti che non ti abbandonano nel momento del bisogno, da psicologhe sempre pronte a rialzarti, da manager che ti sponsorizzano, da fan che ti accompagnano dall’altra parte d’Europa per non farti sentire sola, da dottori del sorriso.
Per non parlare di mia cugina che mi dona amore,carica e tanto look, zie e zii che sono il mio fun club ufficiale.
Insomma io non ho amici e famiglia….io ho uno STAFF!


Quanto conta lo studio della tecnica rispetto al sentimento e la passione che naturalmente si riesce ad esprimere nel canto?

Secondo il mio modestissimo parere , la tecnica è fondamentale.
Ho cantato per un lungo periodo con la base di una tecnica sbagliata che alla fine mi ha regalato dei problemini alle corde vocali. Solo grazie ad un lungo periodo di intenso studio fatto a modo ho potuto risolverli ed ancora ho parecchia strada da fare . Ma di studiare non si smette mai. E’ la cosa che ripeto a tutti e mai mi stancherò di dirlo. Anche quando mi è capitato di fare da giurata in alcuni festival , ho sempre consigliato una buona base di tecnica. Di certo avere un proprio timbro particolare, saper emozionare, sentire davvero ogni singola parola che si pronuncia cantando per trasmettere agli altri ciò che stiamo provando in quella esecuzione è molto importante, ma il tutto va fatto con e soprattutto grazie allo studio costante che ci fornisce gli strumenti per poterlo fare. E’ come quando si dice che uno è bello ma balla!
Tutti i più grandi della musica di ieri e di oggi hanno dichiarato che dedicavano ore ed ore, durante la propria giornata, allo studio. Da Pino Daniele, che studiava un minimo di 8 ore al giorno chitarra, a Pavarotti, da Ella Fitzgerald ed il suo favoloso scat a Louis Armstrong, per citare i più famosi. Quindi ragazzi : STUDIAMO!




Prossimi progetti?

Ora sono tutta concentrata sulla preparazione del mio concerto-show del 23 agosto sul lungomare di Brindisi. Ci tengo molto a questo spettacolo perché oltre ad essere il concerto di presentazione del mio Album che uscirà a fine settembre, è la prima volta che faccio un concerto tutto mio con un sacco di musicisti bravissimi che sosterranno la mia voce. Infatti lo spettacolo si chiama “ALEA & the Groove Band Orchestra” proprio perchè parte fondamentale è questa orchestra di dieci elementi, tutte eccellenze della musica del nostro territorio: Pako Carrieri (Pianoforte); Cosimo Romano (Contrabbasso); Franco De Donno (Batteria); Massimo D’Astore (Chitarra); Franco Sgura (Tromba); Michele Mele (Trombone); Pietro Rosato (Sax); Aris Volpe (Percussioni). Ancora, Simone e Andrea Cassano (Coristi), fratelli e voci del duo “The Bravo”.
Successivamente partirò con un piccolo tour ,ora in progettazione per presentare un po’ in giro il mio progetto inedito. Per chi fosse interessato, potrà seguire le tappe del nostro tour ed i miei progetti futuri seguendo le mie pagine Facebook (https://www.facebook.com/AleaQuartet?fref=nf ) e Twitter (https://twitter.com/Alea_Zucc ). Ho anche una pagina Instagram ma preferisco smetterla qui, mi sto sentendo tropo social in questo momento e non è da me :D
Infine a Novembre sarò ospite del Festival Di Charleroi in Belgio, sono contenta di ritornare da quele parti perchè li mi fanno sentire un sacco a casa!




Una battuta finale?

Attack! …no è una freddura troppo da dodicenne anni 90 per risultare simpatica!!!
Tornando seria, vorrei ringraziare voi per questa bella opportunità che mi avete dato facendomi questa intervista e spero di non essere stata troppo logorroica. Siete tutti invitati al mio concerto il 23 agosto e se proprio non potrete esserci allora ,se vi va, andate su youtube ad ascoltare qualcosina prima dell’uscita dell’album.

Grazie a tutti e Buona Musica!

domenica 16 agosto 2015

A tu per tu con Biagio Praino. Assessore al Commercio e Attività Turistica del Comune di Tortora - Francesca Panico






Iniziamo con il parlare di lei. Chi è Biagio Praino ? Si racconti.
Nasco secondogenito da padre muratore e madre casalinga a Maratea il 12 Marzo 1975.
Famiglia semplice e umile, dove quattro regole sono di base: Serietà, Precisione, Puntualità e tanta Umiltà. Di queste regole ne ho fatto una logica di vita. Terminati gli studi e successivamente di ritorno dal servizio di leva, nel ’95 con i miei risparmi decisi d’investire nel settore Turistico, così aprì un chiosco sul lungomare di Tortora il “Cocktail Bar”. Nel ’97 conobbi la mia seconda donna della vita, Gabriella. Nel ’99, dopo tanti anni di sacrifici, risparmi e un aiuto di mio padre, faccio il mio primo grande salto, acquistando uno Stabilimento Balneare a Tortora, il “Lido 2ooo”. Il 2002 sposai Gabriella e il 2004 nacque il mio primo figlio, Giuseppe. La famiglia mi dava ancora più forza e coraggio nel crescere in questo settore, così nel 2007 sempre con grande sacrifici, comprai il secondo Stabilimento Balneare, ma stavolta a Praia a Mare il “Lido Florida”. Iniziarono i veri sacrifici, io e mia moglie divisi dal lavoro, ci vedevamo solo al mattino presto e la sera, lei gestiva il “Lido Florida” ed io il “Lido 2000”. Nel 2008 il “Lido Florida” subì un incendio doloso, pensai: la Spada di Orione si è abbattuta su di me! Ma con la fede, la famiglia e soprattutto le quattro regole che i miei genitori mi hanno insegnato, ho avuto il coraggio e la forza di poter ricominciare. Una miscela di vita che a tutt’oggi mi stà regalando grandi soddisfazioni, non per ultima il mio secondogenito, Andrea nato nel 2011 e la mia attuale carica politica al Comune di Tortora.


Come nasce il suo interesse per la politica?
Nel 2010, l’attuale Sindaco di Tortora Pasquale Lamboglia, mi propose di candidarmi per le amministrative. Accettai, consapevole di essere un principiante nel settore politico, ma allo stesso tempo forte da poter dimostrare il mio coraggio in nuovi impegni, sia per la mia vita, sia per il contributo che avrei saputo dare ai miei concittadini e al mio Paese. Fù un successo, terzo eletto il Sindaco m’affido l’assessorato al Turismo, Sport, Spettacolo e Demanio..affidandosi alla mia esperienza.


Si è mai sentito discriminato, per il suo successo?
Assolutamente..no! E’ discriminato chi dimentica le sue origini non sentendosi più parte di una vita che ha vissuto, non sentendosi più simile o uguale alle persone che poco prima frequentava, distaccandole per il solo successo avuto. No.. non mi sento discriminato, perché non dimentico le mie origini.


Primo eletto dei consiglieri uscenti nelle ultime Amministrative, questo a conferma di un ottimo operato nella precedente gestione. Come pensa di ricambiare, la fiducia che le hanno riposto gli elettori e quali saranno i suoi progetti per Tortora?

Ricambierò ai miei elettori con il doppio dell' impegno che ho messo con il primo mandato.
L'obbiettivo per i prossimi 5 anni è quello di far crescere le attività commerciali, organizzando corsi di formazione e marketing. Promuovendo i nostri prodotti in tutta Italia e anche all'estero


Famiglia, lavoro, politica, tre argomenti che richiedono impegno e sacrificio. Ci parli di come riesce a conciliarli tutt’insieme.
È difficile conciliare tutto insieme, ci vuole organizzazione e pianificare tutto. Ma, sicuramente ci vuole molta pazienza e collaborazione da parte della mia famiglia.



Un’ultima domanda. Tutti questi successi, hanno esaudito i suoi sogni? Ho ce ne qualcuno in sospeso?
Sicuramente molti sogni sono stati esauditi, ma… i sogni non finiscono mai, ed è per questo che restano tali.



venerdì 31 luglio 2015

Intervista a Frank Tellina - Francesca Panico




Iniziamo con il parlare di te. Chi è Frank Tellina?

Piacere Francesco... ops volevo dire Frank! Ahahah ovviamente Frank Tellina è un nome finto, fittizio, chiamiamolo anche pseudonimo per darci un tono, uno pseudonimo goliardico, pensato per far ridere quando entrai nel cast della trasmissione televisiva “TeleGaribaldi”. Dietro Frank Tellina ovviamente c’è Francesco Vitiello, un musicista versatile che ama tutta la buona musica, si diverte a suonare cose goliardiche, pezzi Rock passando per le sigle dei cartoni animati. Non tutti sanno che scrivo anche canzoni serie che puntualmente vengono snobbate sia dai fans che dagli addetti ai lavori, vi basti pensare che ho iniziato col suonare il genere “Prog”. Mio malgrado anche quando scrivo e interpreto qualcosa d’impegnato, nessuno mi prende sul serio.



Come è nata la passione per la musica?
La passione per la musica è nata da sempre. Ho un fratello più grande che suona la chitarra, così da bambino ho imparato a mia volta a suonare guardando lui. Rubai la sua chitarra facendola diventare mia e così da quel momento iniziai ad esercitarmi e a suonare i brani di Pino Daniele. Col tempo dalla musica italiana, che non amo tanto, mi sono “spostato” agli artisti inglesi. Ho amato e amo tuttora i Marillion una band di neo-progressive, amo i rush i Blue Oyster Cult e tanti gruppi un po’ di nicchia che se riflettete bene sono l’opposto di “Frank Tellina”. Pensate che faccio un programma di musica rock da cinque anni e pochi lo sanno! Si chiama Rock Station, va in onda tutti i Martedì alle 21.00 su Radio Shamal Napoli (www.radioshamal.it) . Magari dateci un ascolto!



Il tuo è decisamente un genere musicale fuori dagli schemi, prettamente comico. A cosa è dovuta questa scelta?

Se devo essere sincero confesso che questa è una scelta nata da una delusione. Non una delusione d’amore, anche se quando si parla di musica, per me si parla proprio di questo nobile sentimento. Come accennavo prima, le mie origini musicali provengono dal “Prog”. La mia prima Band dove scrivevo cantavo e suonavo la chitarra, si chiamava “Controtempo”, facevamo una musica molto impegnata, testi seri, struttura delle canzoni complessa, tempi dispari insomma, cose difficili da far arrivare alle persone. Facevamo qualche concerto e venivamo anche apprezzati però nessuno ci sostenne più di tanto. Nessuno credeva in noi così, quasi per gioco scrissi “Amore inossidabile”, il mio cavallo di battaglia! La cosa ebbe successo e anche nei locali dove suonavo, iniziarono a chiedermi di cantare qualcosa che facesse divertire. Facendo due conti, ho deciso di dare il Trash alla massa e tenere per me le cose serie. Da quel momento è nato il progetto “Frank Tellina”. Morale della favola ho lasciato a casa i sogni ed ho iniziato a fare l’ebete per far ridere.




Ti sei mai sentito discriminato dall’ambiente musicale campano e nazionale a causa delle tue scelte artistiche?

Assolutamente si! E credo che ci siano fin troppi pregiudizi su di me. Le persone si fermano subito alle apparenze. Quindi se ti etichettano come “quello che ha fatto le parodie sui cartoni animati”, che su internet ha spopolato portandomi a partecipare alla trasmissione “Pirati Show”, poi non vanno oltre. Vieni etichettato come cantante-cabarettista e basta. Alla pari di tanti, ho studiato musica intensamente, però resto chiuso in questo mio personaggio ironico. Confesso che avrei voluto abbandonare anche il nome d’arte ma è solo un pensiero al momento ;)



Hai mai provato a fare qualche serata impegnata, dando sfogo al tuo vero IO di artista?

Qualche volta ho provato ad inserire qualcosa di serio all’interno di una serata, ma ho notato che calava totalmente l’interesse, la gente si allontanava dal palco per poi tornare quando ricominciavo a fare cose comiche, tutti preferiscono i mie lavori più leggeri. Poi c’è da dire che sono proprio i gestori dei locali a non volermi in versione impegnata. Confesso che sarebbe un sogno scindermi in due persone diverse: Frank Tellina per far ridere e Francesco Vitiello per far piangere ahahaha ossia per i progetti musicali più seri.



Come nascono i tuoi pezzi? A cosa ti ispiri?


Basta che mi guardo in giro, osservo la gente e il gioco è fatto. Mi piace immaginare situazioni paradossali. Per esempio una delle ultime canzoni che ho composto “Amore di gomma”, racconta il paradosso di un quarantenne fallito che si innamora di una bambola gonfiabile al punto tale da cercare di rianimarla con i cavetti della batteria. Mi rendo conto che forse tratto un tema un po’ troppo trasgressivo, ma cerco di distinguermi dalla solita comicità napoletana, non riesco a fare cose troppo commerciali.



C’è qualcosa di autobiografico nelle tue canzoni?

Si qualcosa c’è…



Parlami di “Amore inossidabile”.Dimmi la verità con questa canzone ti sei burlato del mondo NEOMELODICO, vero?


Ah, come dicevo prima “Amore Inossidabile” è il mio cavallo di battaglia, è una parodia del mondo neomelodico, anche se non tutti l’hanno capito, anche in questo caso sono stato etichettato come appartenente a quel mondo. Giuro che in alcuni ambienti credevano veramente che io fossi quel tipo di cantante. Sia ben chiaro a tutti che quel brano nasce esclusivamente come sfottò sui cantanti neomelodici, che tra l’altro conosco quasi tutti. Una volta dopo un programma televisivo uno di loro, un tranquillo, mi portò fuori agli studi televisivi e mi fece una domanda con un tono minaccioso: “ Ma famme capì… con quella canzone volevi sfottere nu’ poco ‘a mazzarella”? Non sapevo che rispondere, se dicevo di si, pensavo “questi mi uccidono di mazzate”, se rispondevo no, magari mi facevano i complimenti…alla fine ho optato per una via di mezzo dicendo “ E’ una canzone un po’ stile cabaret” e per fortuna la risposta è stata apprezzata.



Parlami dei Black Ciabbath, un progetto musicale divertente, ma che allo stesso tempo fa trasparire un grande amore per il Rock.

Come spiegavo prima, non riesco a fare cose troppo commerciali e il rock benché molto diffuso è apprezzato solo da persone che hanno una certa cultura musicale. Magari quel tipo di persone che non ascoltano la radio tutti i giorni, che suonano o che hanno avuto dei genitori che gli hanno inculcato una cultura musicale. Quindi portare in giro i Black Ciabbath, parodia del gruppo storico Black Sabbath, è unire Tellina, per l’ironia dei testi, e la serietà e l’importanza del Rock. Un modo anche per dare delle prestazioni live di grande valore. Nel gruppo canto e suono il basso. Nel progetto c’è l’utilizzo di qualche parolaccia, questo perché venendo dalla generazione degli Squallor sentivo carina la possibilità di inserire anche la loro influenza all’interno dei brani trattati. Spero che il pubblico possa gradire col tempo questo progetto. Per il momento c’è una divisione tra chi dice: “cos’è questa cosa” e chi invece stravede per il nostro lavoro.



Chi sono i Mostri Lanciati Da Vega e da dove sbucano fuori?

Eheh beh i Mostri Lanciati Da Vega è una superband di cinque elementi che suona solo sigle dei cartoni animati e musiche dei telefilm. Ho iniziato questa avventura un anno fa come vocalist della band e devo ammettere che il progetto ha funzionato benissimo live. Abbiamo fatto tante serate in giro per la Campania sia in locali che i rassegne dedicate come il Cavacon ricevendo tantissimi consensi da parte del pubblico. Chiamare questo progetto “Cartoon Band” è un po’ riduttivo perché il repertorio è tutto personalizzato, abbiamo inserito citazioni musicali colte all’interno dei brani spaziando dai Toto a Cick Corea, dai Pink Floyd agli Iron Maiden ma senza mai perdere l’ironia e la grandissima attitudine al coinvolgimento del pubblico. Ogni nostra serata è un vero e proprio party !


Parliamo di te. Mi racconti una tua giornata tipo?

Una vita sicuramente al contrario, il lavoro mi porta ad andare a dormire tardi, ho ribaltato totalmente il mio stile di vita. La notte è il momento ideale per scrivere canzoni e per pianificare tutte le mie cose.




Che valore ha per te l’ironia?

L’ironia per me è al primo posto sempre. Non bisogna mai prendersi sul serio, anzi questa dovrebbe essere una filosofia di vita da utilizzare su tutta la sfera della vita. Certo non bisogna esagerare altrimenti corri il rischio di diventare un vero ebete. Bisogna dosare l’ironia con intelligenza.



Progetti futuri?

Sto valutando l’idea di lanciare un nuovo brano ironico firmato “Tellina” con videoclip annesso grazie alla collaborazione con
Hopeland Studio e Insomnia di Caserta, ragazzi con cui già lavoro con eventi live e rassegne musicali, stay tuned sulla mia pagina ufficiale Facebook (www.facebook.com/franktellinapage) e sul mio canale You Tube (www.youtube.com/franktellina).

Per i live oltre ai miei spettacoli già rodati in giro ho creato un collettivo di musicisti con i miei fidi amici Luigi Tirozzi e Mauro Statti con i quali stiamo organizzando tributi a concerti interi di grandi nomi della musica nazionali e internazionali, restate in contatto con me per scoprire di cosa si tratta



I tuoi spettacoli live?

Ho diversi spettacoli che porto in giro per locali, piazze, cerimonie etc etc. Ho una soluzione musicale adatta per ogni tipologia di pubblico a partire dal classico Frank Tellina Show in varie formule (band, trio, duo, da solo con basi) ai Mostri Lanciati Da Vega (Cartoon band & sigle Tv), dai Black Ciabbath (Parodie Rock) al nuovissimo collettivo dedicato ai tributi di concerti storici. Per contattarmi: franco.tellina@libero.it +39 3456009014

mercoledì 29 luglio 2015

Intervista a Lucia Verilli - Alberto Zuccalà






Che cosa fai?
Cerco! Soprattutto cerco di trovare una mia dimensione, che includa tutto, l’ordinario e lo straordinario che è dentro e fuori di me. E ho scoperto che di questo tutto, l’Arte è una parte imprescindibile. Nulla può sostituire la creatività, quel desiderio di far nascere qualcosa dal nulla, senza conoscerne la fonte, ma di cui senti la spinta. Questo riguarda sia la pittura, la scrittura, la fotografia, l’illustrazione e molto altro che scoprirò in futuro.
Ho fatto, per necessità di sostentamento, e farò ancora, molte attività lavorative, alle quali tuttavia non posso mai dedicare la mia totale energia, perché nonostante gli sforzi, la mia attenzione è costantemente indirizzata altrove;
è uno sguardo rivolto al mistero che ci coinvolge tutti nella vita.

Come ti definisci? 
Una ricercatrice di libertà. Scopro i miei limiti vivendo, ma l’Arte mi dà un punto di vista privilegiato da cui guardare. Sono e siamo la parte di un tutto, trascinati da un fiume, che a volte è in piena, e nella piena ho trovato una zattera.

Qual è il tuo messaggio? 
 “Occorre creare quel che si cerca” ( Marcel Duchamp), e in questa creazione non puoi che ritrovare te stessa. Una caccia al tesoro che va fatto di tanto in tanto, perché il tesoro c’è veramente, ma così relegato in profondità che altrimenti non potresti portarlo a galla. E’ un tesoro che ha voce, anche quando la sua faccia è spaventosa come “l’urlo” di un famoso quadro.




Come nasce un'idea?
Non sempre allo stesso modo, almeno per me. A volte il mio vissuto mi porta a formulare delle immagini mentali che rimangono nella mia memoria per un po’ e che cerco di rendere visibili sulla tela. Oppure è qualcosa che vedi realmente, e la sua forma non ti abbandona per qualche motivo. In questo caso il percorso è diverso; devi indagare, magari leggere, o come nel mio caso, cominciare a scrivere o dipingere e vedere quello che ti si presenta davanti in corso d’opera. Non sempre questo si traduce in qualcosa che ritieni soddisfacente, ma fa parte del gioco.

Che cos'è per te l'ispirazione? 
Una scintilla! Un attimo di percezione insolita, che però hai maturato nell’inconscio già da tempo e ti si presenta all’improvviso come fosse qualcosa di nuovo. Direi che è ciò che muove tutto, la sorgente che alimenta la fiamma.

Che cos'è l'arte?
Sono stati scritti libri e altri se ne scriveranno senza poter concludere con una risposta.
Dico che l’Arte è ciò che rende nuovo il vecchio. E’ fuori del tempo, pur essendone testimone ed asservito ad esso, perché lo racconta al di là della storia personale dell’Artista. E’ un osservatore silenzioso che grida le sue visioni senza paura a un mondo di uomini distratti, senza obbligarli ad ascoltare.
Ho sentito Achille Bonito Oliva definirla: “Il massaggio al muscolo della sensibilità collettiva”. Un massaggio va fatto con amore.
L’Arte è per l’uomo e nell’uomo e non ha senso senza di lui.

In che circostanze ti vengono le migliori idee?
In solitudine, quando ne ho bisogno per me stessa; in compagnia quando c’è un’intesa speciale riguardo ad un argomento interessante; A contatto con la natura, quando ho bisogno di ritrovare i miei spazi. Ma direi che la cosa più stupefacente è quando ti arrivano all’improvviso come un fulmine a ciel sereno, e sembra che nascono da sole e tu sei lì a fiutare l’aria e per “sbaglio” le trovi creando un’opera.

Come si deve valutare un'opera artistica? 
Personalmente. E’ questione di innamoramenti, ma dopo il primo sbocciare del sentimento è bello cercare di capire.
Così, si può chiedere un’opinione, confrontarsi con chi ne sa di più (critici, amici, libri sull’argomento), ma resta sempre quel personale contatto con l’opera e con ciò che può innescare in noi, che nessuna conoscenza può sostituire. Semmai, come per il cibo, il sapere e l’esperienza con ciò che ha un alta valutazione, può aiutarci ad affinare il palato, e quindi il gusto.

L'artista deve reinventarsi ogni giorno? 
Certo, perché la vita è cambiamento continuo, e l’Arte è lo rende visibile.
C’è sempre il rischio di lasciarsi offuscare dal successo, per quei fortunati a cui arride, che continuano a produrre opere dello stesso genere perché ormai riconosciute e riconducibili all’autore, privando se stessi e gli altri dell’incanto che proviene dal rischio delle nuove scoperte.
Credo che dovremmo vivere l’Arte sempre come un’avventura, ricominciare da capo soprattutto quando pensiamo di essere arrivati ad un traguardo, perché è lì che le cose si fanno interessanti.


Che artisti ammiri e in che modo hanno influenzato le tue opere?
Ho a cuore gli artisti considerati “maledetti”, es. Van Gogh, Caravaggio, ma non per la sfortuna quanto invece per l’intensa capacità di espressione, dovuta anche a scelte di vita.  Trovo(nonostante tutto), i loro travagli, decisioni di libertà personale, che hanno potuto trasmettere molto al mondo.
Ma devo dire che gli artisti che sento abbiano una grande influenza su di me sono quelli che vivono nella mia epoca, che sono stati miei compagni di scuola e insegnanti in questa disciplina così meravigliosa e complessa. Quelli cioè che respirano l’aria che anche io respiro in questo momento, che vedono e vivono le stesse cose che capitano a me, e condividono questa mia passione.
Ma l’elenco in realtà sarebbe infinito: amo Burri per la sua ricerca di equilibrio dopo i traumi della guerra, amo Chagall per la sua capacità di dipingere con l’innocenza e fantasia di un bambino, e amo Munch, soprattutto per i lavori poco conosciuti del suo ultimo periodo di vita, pieni di sole e di colore, quando dipinse la serie “la montagna umana” (19 dipinti e una scultura), che trovo una sintesi di ciò che la vita gli aveva insegnato e l’Arte l’aveva aiutato ad vedere: per quanto difficile possa essere il nostro percorso, l’essere umano è destinato a salire la montagna per andare sempre incontro alla luce.



Quanto conta per te pubblicare (se scrittore o Poeta) mostrare le tue opere (se artista visivo)?
Molto! Sia nella pittura che nella scrittura è un mettere alla prova quello che hai fatto. Ti fa capire se ci hai messo abbastanza. Puoi ricevere delle indicazioni, anche delle smentite e devi saper valutare entrambe. E’ un modo per farsi le ossa e perché no, per vedere se il riscontro è quello che pensavi.
Inoltre non credo che l’Arte vada tenuta nel cassetto, perché è comunicazione, quindi per sua stessa natura è destinata a essere condivisa.
Per me un’opera deve essere come un dono, questa è la mia intenzione, e così nascono i miei lavori, nella speranza e desiderio di realizzarlo.

SOLO PER SCRITTORI/POETI – Quanto conta la copertina in un libro?
Ha la sua parte nell’insieme. Dovrebbe fare da complemento come il titolo, senza tuttavia svelare parti importanti del racconto o delle poesie. Chi legge dovrebbe capire solo alla fine qual è il significato dell’immagine che è stata scelta come presentazione.

Parlaci della tua ultima creazione
Ho raccolto 7 poesie scritte in tempi diversi, che sono state pubblicate in un’antologia insieme alle opere di altri 12 poeti.
La diversità del linguaggio è qui particolarmente evidente. Mi sembra che nella poesia, più che nella pittura si veda il cambiamento che ha operato nell’autore il corso del tempo. Le prime sentivano la necessità della rima, mentre nelle ultime questa è scomparsa per lasciare il posto al suono che rimbalza nel significato delle parole. Una di queste ultime parla dell’Arte, ed è la prima che mi è venuta in mente in vent’anni.

Programmi per il futuro?
Ho un racconto nel cassetto da qualche anno. Non che debba rimanere lì, ma per qualche sconosciuto motivo, non ho ancora avuto l’onore di percepire il finale; devo ancora maturarlo.
Per ora continuo con la pittura, seguendo tre filoni: immagini fantasy di donne che sembrano provenirmi dai miei racconti (fiabe) insieme a illustrazioni per l’infanzia, una serie di dipinti astratti che rimandano a una visione olistica della vita, un insieme di percezioni collegate tra loro, appartenenti ad un filo invisibile e infinito che le unisce, e una serie di paesaggi, luoghi ideali e reali allo stesso tempo fatti per ospitare chi guarda e farlo sentire a casa.
E poi ogni tanto mi capitano quei famosi fulmini isolati di cui parlavo prima e che sono immagini a sé, regali della pittura.