lunedì 29 luglio 2013

"Biglietto di terza classe" di Silvia Pattarini - Il clan del tendone


Biglietto di terza classe, 0111 editore. Una storia che copre un arco di tempo che va dalla fine dell'800 al primo ventennio del '900, una storia di emigrazione, dall'Italia stavolta, verso l'America, negli anni in cui il mondo pendeva da quella parte e a migrare eravamo noi italiani che, non sempre, dimostriamo d'avere imparato la lezione. Il romanzo di Silvia Pattarini, giovane mamma nativa di Milano che vive nella piacentina Valtrebbia, si colloca nel genere storico ed ha una natura diaristica. In apertura l'autrice scrive chiaro e tondo che se anche il punto di partenza è reale,'tattilmente reale' come un biglietto di viaggio di nave di terza classe per un ritorno da New York a Genova, realtà e fantasia s'intrecciano dando vita non a un documento storico ma ad un vero e proprio romanzo che, per natura sua, gode di maggiore libertà nel lanciare il suo messaggio che qui diventa 'grido' contro tante tipologie di ingiustizia a partire dalla vistosa (e goffa) differenza di locazione e di cibo sulla nave tra chi possiede un biglietto di prima, seconda o terza classe, emblema della diseguaglianza sociale che a quei tempi veniva marcata perfino nei funerali che, pur essi, avevano una prima, seconda e terza classe con tanti e diversi tipi di pennacchio sui cavalli che trainavano la bara. Se ci troviamo dunque a leggere un romanzo è pur vero - e qui va reso merito all'autrice - che non ci si accorge quando la fantasia mette il tappeto rosso alla vicenda umana e famigliare della bisnonna Lina, protagonista di una toccante storia che si snoda tra gustose descrizioni di paesaggi, climi psicologici e tanti dialoghi che rendono al naturale la mentalità, la cultura, la fede di un tempo che costituiscono il nostro humus, le nostre radici; e dunque il romanzo parla di noi, il tutto logicamente filtrato attraverso il sentire di chi narra, di chi crea, sollecitata -in questo caso- dal fortuito e realissimo ritrovamento di un biglietto datato 20 agosto 1919 che, con la sua forza evocativa, ha il potere di trasportarci ai primi anni del secolo XX quando Lina, ventenne, decide di intrapendere il viaggio verso la 'Merica'.

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